Servizio di psicologia del lavoro e Valutazione dello stress psicosociale da mobbing
Il mobbing è una forma di terrore psicologico che viene esercitato
sul posto di lavoro attraverso attacchi ripetuti da parte dei colleghi o
dei datori di lavoro.
Le forme che esso può assumere sono molteplici: dalla semplice emarginazione
alla diffusione di maldicenze, dalle continue critiche alla sistematica
persecuzione, dall'assegnazione di compiti dequalificanti alla compromissione
dell'immagine sociale nei confronti di clienti e superiori.
Il mobbing ha conseguenze di portata enorme: causa problemi psichici alla
vittima, che accusa disturbi psicosomatici e depressione. Le ricerche condotte
all'estero hanno dimostrato che il mobbing può portare fino all'invalidità
psicologica, e che quindi si può parlare anche di malattie professionali
o di infortuni sul lavoro.
La dott.ssa Solari conduce colloqui di valutazione del mobbing e redige
relazioni di parte o d'ufficio.
A chi si rivolge
- al lavoratore: in tutte quelle condizioni in cui
si percepisce e si vive una situazione di “terrore psicologico
sul posto di lavoro”, che si manifesta con atti e strategie persecutorie
nei suoi confronti. La valutazione dello stress lavorativo, attraverso
il colloquio con lo psicologo clinico aiuterà a valutare meglio
la situazione e a conoscere le possibili soluzioni. Nei primi colloqui
in particolare è previsto l’utilizzo di alcuni materiali
psicodiagnostici al fine di stabilire con maggior congruità l’entità
e la natura del fenomeno, per ottenere consigli o anche solo per parlare
liberamente del problema. Spesso infatti a causa della disinformazione
e dei pregiudizi su questo fenomeno, il mobbizzato si trova in una condizione
di isolamento anche al di fuori del posto di lavoro o purtroppo anche
all’interno del proprio nucleo familiare non trovando interlocutori
in grado di valutare oggettivamente la situazione.
- Ai legali: Nell'eventualità in cui vi siano
gli estremi del caso sufficienti, il lavoratore può avviare una
causa per chiedere il risarcimento dei vari tipi di danno che ha subito
in seguito.
Stress lavoro-correlato
Quello che serve conoscere
La legge 81/08 offre l’opportunità alle aziende italiane di
intraprendere una valutazione dello “stress lavoro-correlato”
al fine di migliorarsi e di creare i presupposti per essere più produttive
e innovative.
Lo stress lavoro-correlato è definito dall’Accordo Europeo
come “uno stato … che consegue dal fatto che le persone non
si sentono in grado di superare i gap rispetto alle richieste o alle attese
nei loro confronti”, risulta quindi importante considerare la relazione
tra il contesto e il contenuto del lavoro e la persona/lavoratore. Lo
psicologo, esperto di organizzazioni lavorative, rappresenta una delle
figure professionali più adatte per poter partecipare alla valutazione
dello stress lavoro-correlato in quanto possiede le conoscenze necessarie
per poter aiutare l’organizzazione a introdurre misure correttive
o compensative per prevenire o arginare le situazioni di stress.
Inoltre, lo psicologo, in quanto è tenuto ad un preciso codice
deontologico e al segreto professionale, garantisce e tutela il singolo
lavoratore, e offre alle organizzazioni un metodo scientifico, che è
proprio delle scienze psico-sociali, per poter rilevare il fenomeno e
offrire concrete opportunità di miglioramento.
I vantaggi sono riscontrabili sia per i lavoratori, in quanto possono
migliorare il proprio benessere lavorativo e la qualità del loro
lavoro, sia per le aziende che possono migliorarsi aumentando la produttività,
la competitività e l’innovazione dei processi organizzativi.
Domande frequenti
IN COSA CONSISTE LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO STRESS LAVORO CORRELATO?
La finalità di qualsiasi intervento di valutazione del rischio
è l’analisi della probabilità che la salute e la sicurezza
dei lavoratori venga messa in pericolo, in modo da attuare tutte le strategie
possibili per prevenire, o comunque ridurre, il rischio di incidenti,
infortuni, malesseri e malattie.
Obiettivi della valutazione sono:
- individuare il modo migliore per eliminare o ridurre i fattori oggettivi
di rischio stress lavoro-correlato;
- individuare quali azioni intraprendere per dotare le persone di “adeguate
protezioni”, soprattutto quando i fattori oggettivi non sono eliminabili;
- creare tutte le condizioni per prevenire la salute psicofisica di tutte
le persone presenti in azienda, a qualsiasi livello (dagli impiegati e
operai, fino ai quadri e ai dirigenti).
COME AVVIENE LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO STRESS LAVORO CORRELATO?
è necessario chiarire che qualsiasi valutazione di rischio (compreso
il rischio stress) non deve misurare le eventuali condizioni cliniche
patologiche dei singoli soggetti, bensì la probabilità che
possano esistere rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori.
Rispetto ad altri rischi, il rischio stress ha una particolarità:
non è percepito in modo uguale da tutti.: l’insorgenza o
meno dello stress dipende dalle caratteristiche specifiche di ogni persona.
Di conseguenza, la valutazione del rischio stress deve essere svolta analizzando
sia i fattori oggettivi di rischio stress, sia la percezione soggettiva
(i cosiddetti “fattori soggettivi”) dell’insieme dei
lavoratori
I fattori oggettivi, per essere considerati tali, dovranno basarsi su
dati non soggetti a interpretazione (sono quindi da non ritenersi validi
i dati raccolti attraverso valutazioni personali, basate su opinioni,
colloqui, giudizi o osservazioni non strutturate).
La valutazione dei fattori soggettivi si basa sull’analisi della
percezione soggettiva condivisa degli elementi organizzativi e gestionali.
I dati devono essere anonimi e analizzati in forma aggregata, in quanto
non ci si deve concentrare sui singoli lavoratori, bensì mettere
in luce le situazioni diffuse di disagio.