Studio psicologia a Parma e Piacenza
Piacenza
- Via Arata, 18
Parma
- Borgo Scoffone, 2
Dott.ssa Federica Solari
Tel. 347-2284160
Psicologa - Psicoterapeuta iscritta all’Albo degli
psicologi dell’Emilia Romagna – Sezione A
Psicologia
dell'infanzia
e adolescenza
Psicologia dell'infanzia e dell'adolescenza
Consulenza ed intervento al disagio infantile

A cosa serve lo psicologo infantile?

Lo psicologo infantile lavora con le famiglie e per le famiglie.
Si occupa dell'infanzia e delle difficoltà incontrate dai bambini durante le diverse e difficili fasi dello sviluppo cognitivo, psico-affettivo e socio-relazionale.
Lo Psicologo che si occupa di bambini e adolescenti, lavora anche con i genitori, aiutandoli a capire quali siano le cause e le possibili soluzioni del disagio dei figli.

Quando può essere utile?

Come nel mondo degli adulti anche nel mondo dei bambini sono presenti alcuni disturbi per i quali può essere utile consultare uno psicologo:
  • Disturbi della condotta
  • Difficoltà relazionali
  • Disturbi del comportamento
  • Disturbi d'ansia
  • Difficoltà di apprendimento
  • Paure e fobie
  • Disturbi dello sviluppo

Come avviene una consulenza dallo Psicologo Infantile

Il primo incontro avviene solamente con i genitori senza il coinvolgimento del bambino .
Questo primo colloquio ha lo scopo di affrontare il problema del bambino ripercorrendone le fasi ed evidenziandone le caratteristiche. Obiettivo dell'incontro è capire se un intervento psicologico sia davvero necessario o no.
In tal caso si procede con due incontri diagnostico valutativi , nei quali verrà coinvolto il bambino senza la presenza dei genitori. Questi due incontri vengono solitamente vissuti dal bambino con tranquillità, i test somministrati sono adatti all'infanzia e non rappresentano motivo di stress o disagio. Terminata la fase valutativa , il quarto colloquio sarà nuovamente in presenza dei genitori e avrà lo scopo di spiegare i risultati della valutazione e programmare se necessario un intervento psicologico.
Questo tipo di intervento implicherà sempre un coinvolgimento della famiglia che è attiva nel lavoro con il bambino, monitorandone il procedimento solitamente ogni 3\4 incontri.

Consulenza ed intervento al disagio adolescenziale
Che cosa è
Pur nella consapevolezza dell’inevitabilità del conflitto nelle relazioni umane, in alcune fasi del ciclo di vita le conflittualità e l’apparente assenza di comunicazione diventano segnali di un disagio via via crescente all’interno del sistema familiare.
Scopo di tale tipo di consulenza diventa una riflessione congiunta rispetto ad alcuni comportamenti problematici (aggressività, agiti sessuali, drop-out scolastici, assunzione di sostanze stupefacenti, comportamenti alimentari problematici) dei figli in questa delicata fase dello sviluppo.

A chi si rivolge
Solitamente si rivolge ai genitori in quelle situazioni in cui non è propriamente indicata una psicoterapia familiare.

Psicologia e adolescenza

A Parma e Piacenza in aumento richieste di intervento per disagio psicologico e scolastico

Non è sempre così facile per i genitori comprendere appieno se difficoltà, disagi e comportamenti manifestati dall'adolescente, possano essere considerati o meno "nella norma" in quanto le peculiarità della fase adolescenziale rendono difficili tali distinzioni.
La consulenza per i problemi e i disturbi dell'adolescenza è finalizzata a fornire un parere competente e risposte mirate alla comprensione di tali difficoltà e, quando il caso specifico lo richiede, nel suggerire e mettere in atto interventi adeguati rivolti alla famiglia.

Consulenza agli adolescenti: 4 casi possibili

  1. Il figlio adolescente sa della richiesta dei genitori allo psicologo ed è d'accordo ad incontrarlo. In questo caso i genitori e il ragazzo sono concordi quantomeno rispetto al fatto che ci sia uno stato di crisi da prendere in considerazione; poi può ovviamente differire il modo in cui leggono la situazione.
  2. Il figlio adolescente sa della richiesta dei genitori allo psicologo e non è contrario ad incontrarlo anche se ritiene che non vi sia nessuna problematica di tipo psicologico che lo riguardi. In questo caso può essere spinto ad incontrare comunque lo psicologo per semplice curiosità o per capire cosa pensino i genitori di lui, come mai lo vedano in modo così diverso da come si percepisce lui. Secondo quanto emergerà nel corso del/dei primo/i colloquio/i, l'adolescente individuerà con lo psicologo degli aspetti su cui deciderà se valga la pena soffermarsi, oppure no.
  3. Il figlio adolescente non sa della richiesta dei genitori allo psicologo. In tale caso è importante che i genitori arrivino in qualche modo a parlargliene, spiegandogli la loro preoccupazione.
  4. Il figlio adolescente sa della richiesta dei genitori allo psicologo ma non è assolutamente disponibile ad incontrarlo. In tale caso, il tipo di lavoro potrà essere una consulenza ai genitori rispetto al loro rapporto con il figlio. Ciò non esclude che in futuro il ragazzo possa cambiare posizione e decidere di incontrare lo psicologo. In particolare nel caso di una differenza di vedute tra genitori e figlio, può essere che i genitori si allarmino e si preoccupino per una situazione che nulla ha in sè di patologico ma che è più connessa alla difficoltà di padre e madre di confrontarsi con il processo di crescita del proprio figlio (figlio che man mano è meno sotto il loro controllo e la loro sfera di influenza, che non possono più proteggere come facevano quando era bambino). Oppure viceversa la differenza di visione tra genitori e figlio rispetto alla situazione del ragazzo può essere il segno di una giusta preoccupazione di padre e madre che si accompagna ad una significativa difficoltà per il ragazzo di riconoscere il proprio stato di disagio.
Le aree di intervento di cui mi occupo rispetto agli adolescenti
  • crisi rispetto alla propria identità (chi sono?, cosa provo?, non mi riconosco più?);
  • crisi rispetto al proprio progetto di vita (non so in che direzione andare, non so cosa voglio);
  • stati di isolamento (sono completamente chiuso in me stesso, non me la sento di uscire di casa, tutto mi terrorizza);
  • disagio nelle relazioni con i coetanei (sono timidissimo, mi arrabbio con tutti, non conto per nessuno; nessuno mi ascolta, non riesco a farmi degli amici, non sto più bene con gli amici di sempre);
  • sofferenze in campo amoroso (sono stato lasciato, nessuna mi vuole, ho il terrore del sesso);
  • disagio rispetto al proprio corpo (non mi piaccio per nulla, mi sento grasso, ho questo difetto che non riesco ad accettare, sono cambiato e non mi accetto come sono ora);
  • dubbi sulla propria identità sessuale (non so se sono attratto dalle ragazze o dai ragazzi, faccio pensieri su quelli del mio stesso sesso, ho paura di essere gay, ho paura di essere lesbica);
  • tensioni con i genitori (non mi capiscono, non sanno quello di cui ho bisogno, mi trattano come un bambino, invadono i miei spazi, non mi lasciano crescere, non li sopporto più);
  • problemi a scuola (non mi importa nulla della scuola, non mi piace quello che faccio, non riesco a dimostrare che sono capace, non riesco a concentrarmi, sembro stupido);
  • angosce e paure (ho il terrore di stare da solo, mi blocco, ho il terrore dei giudizi);
  • ossessioni (non riesco a non pensare a queste cose che mi vengono in mente senza che io possa controllarle, mi lavo le mani i continuazione, accendo e spengo la luce in continuazione);
  • pensieri autodistruttivi (ho pensato di suicidarmi, penso di farmi del male);
  • gesti autodistruttivi (più evidenti come i tentati suicidi o più sfumati come l'anoressia) (ho tentato di uccidermi, mi ferisco, non mangio, vomito di proposito, sono spericolato, mi faccio, bevo);
  • somatizzazioni ossia stati di malessere fisico per cui è stata constatata (ad esempio dal medico curante, dal pediatra o dallo specialista) l'assenza di una causa organica alla base (ho sempre mal di testa, mi brucia lo stomaco, mi si irrita la pelle);
  • rabbia (sono pieno di rabbia, sovente perdo il controllo, odio tutti, salto su come una molla).